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Dibattito per una scuola di qualità, analisi della proposta del Ministro Gelmini.

settembre 29th, 2008

Proprio domani il decreto Gelmini va all’esame della Camera, si prefigge di rilanciare il nostro sistema scolastico introducendo alcune novità e ripristinando strumenti (quali il voto in condotta) precedentemente abbandonati.  Come si evince dalle intenzioni del Ministro Gelmini l’obiettivo è “un’Italia di persone libere e responsabili, in grado di prendere in mano il loro futuro, di potersi scegliere un buon lavoro, di far crescere i figli secondo i propri valori e le proprie idee, una società nella quale tutti i giovani, senza distinzione di ceto sociale, vadano a scuola per conseguire un diploma o una laurea di qualità. Senza una scuola che funzioni davvero questi obiettivi non potranno essere raggiunti e il nostro Paese non potrà avere futuro. Non si tratta di fare rivoluzioni ma di rimettere al centro la persona, ogni singolo studente e di permettere a quanti lavorano nella scuola di poterlo fare con motivazioni, supporti e premi adeguati per coloro che più si impegnano“.

Per questo motivo dal primo settembre 2008 sono state introdotte una serie di novità di cui faccio una sommaria ricognizione e che sottopongo come contributo all’analisi del lettore:

Ritorna il voto in condotta 

E’ stato ripristinato il voto in condotta, che torna a fare media con i voti nelle materie scolastiche. Gli studenti saranno valutati non solo in base ai risultati conseguiti nelle singole discipline, ma anche in riferimento ai comportamenti che avranno tenuto in classe e a scuola. Nei casi di grave insufficienza nella condotta l’alunno non sarà ammesso all’anno successivo. Questa è una risposta non solo al moltiplicarsi dei fenomeni di bullismo ma soprattutto il segnale che la scuola intende recuperare la propria dimensione di ambito educativo di ogni singolo studente.

Educazione civica

Il ritorno allo studio dell’educazione civica, ovviamente adeguata ai tempi, è un altro segno dell’intenzione di ridare alla scuola la sua funzione educativa. Conoscere i principi costituzionali è utile per gli studenti italiani e per meglio integrare gli studenti stranieri e le loro famiglie, ricevere un’educazione stradale, ambientale, alla salute, consentirà a ogni studente di diventare più consapevole delle proprie responsabilità.

Tornano i voti in pagella

Per dare maggiore e immediata chiarezza alla valutazione degli alunni, ci sarà un ritorno ai voti in pagella. I voti saranno affiancati dai giudizi, che saranno utilizzati per spiegare e motivare il voto. In questo modo genitori e studenti avranno una migliore percezione del grado di preparazione raggiunto.

Torna il maestro unico

Dal 2009 ritorna il maestro unico dalla prima elementare, per dare un solo punto di riferimento ai bambini e valorizzare il ruolo dell’insegnate.

Libri di testo validi per cinque anni

Per aiutare le famiglie ad arginare il caro libri, il contenuto dei libri di testo adottati dalle scuole resterà invariato per cinque anni.

1 commento »

  1. angelofrigo says

    Scuola, una premessa metodologica.

    Si è spento, in questi giorni, il dibattito sulla scuola, sopraffatto dalle alterne vicende del futuro di Alitalia. Credo, tuttavia, sia opportuno tornare, quanto prima, a riflettere su quello che dovrebbe essere il futuro della scuola, sgombrando il campo dalla molta confusione delle settimane passate.

    In questo senso, prima di entrare nella sostanza, ritengo indispensabile una premessa, chiamiamola, metodologica.

    All’indomani del decreto legge n. 137 del 2008, il cui iter di conversione è in corso, l’attenzione dei midia e dell’opinione pubblica si è concentrata sul problema dell’impatto occupazionale che una delle previsioni del decreto, il ritorno al maestro unico, avrebbe comportato. Si è parlato di un taglio di 87 mila posti di insegnante, della situazione di incertezza che si verrebbe a creare per un “numero impressionante” di precari,che non verrebbero più assorbiti, del taglio di 8 miliardi di euro al finanziamento della scuola, del blocco del reclutamento.

    Credo che il punto di osservazione scelto sia fuorviante. Il problema del livello di occupati nella scuola (secondo il Corriere della Sera del 2 settembre 2008, sarebbero un milione e 300 mila gli attuali dipendenti), che pure è importante, non è per nulla pertinente al tema di cui si dovrebbe dibattere, la riforma, cioè, del sistema scolastico.

    Sono convinto che il mescolare nello stesso calderone la discussione sul contenuto sostanziale della riforma scolastica e quella sulla gestione del personale scolastico, sia un errore da non commettere.

    Certo, è innegabile che le due prospettive siano in qualche modo intrecciate tra di loro, ma quello che non posso accettare è anteporre, almeno in questo momento della discussione, la questione occupazionale. E’ indispensabile rispettare un certo ordine logico nell’affrontare i fari temi sul tavolo.

    A mio avviso, si dovrebbe prima di tutto cercare di focalizzare l’obiettivo, cioè quale scuola si vuole realizzare, e, poi, il percorso da seguire per centrarlo. Chiariti questi aspetti, assolutamente preliminari a qualsiasi altro dibattito, posti in qualche modo i paletti entro cui condurre le successive discussioni, si potranno affrontare la questione del livello di stanziamenti necessari, della docenza (numero di docenti necessari, stipendio, ecc.), dell’ammodernamento del patrimonio immobiliare e così via. Non prima.

    Porre la necessità di garantire l’attuale stato di occupazione come condizione a qualsiasi riforma, limita troppo il dibattito e condiziona la libertà di discussione. Preferisco, al contrario, immaginare la sostanza della scuola che meglio risponde al bisogno di formazione della nostra società: se, poi, per realizzare quella scuola occorreranno meno docenti di quelli oggi impiegati, allora si individueranno i modi per arrivare al livello occupazionale ottimale. Solo in quel momento dibattere di occupazione avrà un senso, non adesso.

    Il Ministro Gelmini ha fissato, con il decreto n. 137, alcuni punti, condivisibili o meno. Manca ancora, a mio parere, il disegno complessivo, sul quale c’è spazio per una discussione che sia seria e non condizionato da questioni che non sono pertinenti alla sostanza. Almeno, ripeto, in questa fase.

    Con un precisazione che mi sento, tuttavia, di fare. La scuola, che piaccia o no, non può essere un calmiere sociale. Com’è stato osservato sul Sole24ore dello scorso 11 settembre, (“Nella scuola più che fondi manca la concorrenza”), il sospetto che “gli insegnanti siano diventati multipli non perché si sia capito che questo migliorava la qualità dell’insegnamento, ma semplicemente perché sono nati sempre meno bambini in Italia e non si poteva licenziare nessun docente, anzi le assunzioni dovevano continuare a ritmi elevati”, è forte. Non dobbiamo commettere lo stesso errore, anteporre questioni secondarie al vero nucleo in discussione: la scuola che vogliamo realizzare.

    Credo sia giunto il momento di invertire la barra del timone. Discutiamo della sostanza, facciamo una scelta realista, condivisa e “cantierabile”. Poi, con serenità ed onestà intellettuale, affrontiamo tutte le problematiche che da questa scelta possono derivare.

    A queste condizioni sono disposto a mettermi in gioco.

    settembre 30th, 2008 | #

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Andrea Pellizzari Giovani


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